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Kiev, in parlamento disegno di legge sulla 'liberazione' del Donbass dall'aggressione russa'

DONETSK, 15.01.2018 – La settimana parlamentare di Kiev, nella Verkhovna Rada si è aperta all’insegna della questione del Donbass. Questa mattina lo speaker del parlamento Andrei Parubij ha proposto di prendere in analisi già domattina il progetto di legge riguardante la “de-occupazione” dei territori di Lugansk e Donetsk. Documento che, tra l’altro, riconoscerebbe ufficialmente, per la prima volta, la Federazione Russa come aggressore.

“Questa settimana la iniziamo dalle questioni sulla sicurezza nazionale e sulla difesa, dove la questione fondamentale è il progetto di legge circa le specifiche della politica governativa volta a fornire la soranità del governo ucraino nei territori temporaneamente occupati delle regioni di Donetsk e Lugansk”, - ha dichiarato Parubij.

Il progetto di legge in qestione, il N.7163 del 04 ottobre dello scorso anno, redatto su iniziativa del presidente ucraino Petro Poroshenko, era stato precedentemente esaminato dal parlamento, per poi essere sottoposto a modifiche. Come spiegato da Parubij “il progetto di legge sulla de-occupazione è il progetto di legge che prevede il riconoscimento legislative della Federazione Russa come paese aggressore. Il progetto di legge è piuttosto voluminoso. Sono stati proposti 673 emendamenti, dei quali 374 non sono stati recepiti”.

Per la prima volta in quasi 4 anni di conflitto per l'Ucraina, a livello legale, qualora fosse approvata e promulgata la legge, il conflitto nell’est del paese verrebbe ritenuto come un attacco di un paese straniero (la Russia) e non piu’ una guerra civile.

All’interno del progetto di legge con i nuovi emendamenti non c’è alcuna menzione agli accordi di Minsk, che sarebbero la via di risoluzione del conflitto stabilita dalla comunità internazionale e tra le parti. Diversi passaggi del documento, sono addirittura in contraddizione con gli accordi siglati nella capital bielorussa, segnale che Kiev, per l’ennesima volta, dimostra di non essere interessata in modo reale alle trattative che dovrebbe portare una risoluzione nelle regioni del Donbass. Per quale ragione? Perchè gli accordi di Minsk prevedono compromessi che soddisfano le richieste di tutte le parti in causa, in primo luogo garantendo larghe autonomie alle regioni di Lugansk e Donetsk, mentre Kiev sembra volere il pieno e totale controllo del territorio che forniva gran parte del PIL del paese.

Il parlamento di Kiev, al quale è stato chiesto di esprimersi favorevolmente in modo compatto in merito dal “Fronte Popolare” dell’ex primo ministro Arsenij Yatsenyuk, non sembra comunque unito.

Secondo Georgij Tuka, il viceministro per le questioni riguardanti i territori temporaneamente occupati, “la sorte del progetto di legge non è scontata. Ci sono grandi dubbi sulla possibilità di raggiungere il numero necessario dei voti in supporto del progetto di legge stilato in questo modo, dopo essere passato dalla commissione in seconda lettura” .

La legge che dovrebbe colmare il vuoto normative sull’impiego delle forze armate e dei funzionari di altre istituzioni che operano in Donbass, regolamentandone l’operato, secondo Tuka, è fondatamente criticata anche da molte organizzazioni internazionali che si occupano di diritti umani.

“Nella legge viene introdotto il concetto di ‘zona speciale’ nella quale - a sua volta - si introduce un regime speciale, ed essa viene determinata dalla direzione del Capo di Stato Maggiore. I funzionari che operano in questa zona speciale possiedono una quantità enorme di poteri nei confronti della popolazione civile che non sono previsti da nessun’altra legge vigente”, - ha affermato il viceministro.

In questo progetto di legge le parole maggiormente ricorrenti sono ‘sicurezza nazionale’ e ‘aggressione’, proprio a voler giustificare le rigide misure previste.

L’esercito, le forze dell’ordine, i guerriglieri dei battaglioni volontari e coloro che contrastano l’‘aggressione’, in base al progetto di legge ‘acquisiscono il potere - ad esempio - di ‘entrare nelle case, fabbriche o proprietà private, qualora serva a contrastare l’aggressione esterna’, oppure di ‘impiegare armi o strumenti speciali verso coloro che violano la legge oppure intralciano lo svolgimento delle attività finalizzate a contrastare l’aggressione esterna’.

Queste misure che sono liberamente interpretabili, non fanno altro che legalizzare i quotidiani abusi di potere che vengono denunciati dai cittadini delle zone limitrofe alla linea del fronte. I furti e saccheggiamenti, i raid nelle abitazioni con annesse deportazioni dei residenti, per non parlare delle detenzioni illegali di persone, rischiano di determinare un’ulteriore escalation dei crimini di guerra.

La legge non è ancora stata approvata e la Russia non ha ancora commentato in merito. Da parte ucraina la retorica aggressiva contro la Federazione Russa e le repubbiche popolari del Donbass, rimane costantemente un tema caldo, talvolta utile come strumentalizzazione politica.

Pochi giorni fa Petro Poroshenko aveva affermato che ‘l’inno nazionale ucraino tornerà sicuramente a suonare nelle città di Donetsk, Lugansk, Sebastopoli e Simferopoli.

In risposta a queste affermazioni, nel corso della conferenza stampa di oggi, il ministro Esteri della Russia Sergei Lavrov ha spiegato che ‘l’Ucraina è un tema che viene proposto in dimensioni parecchio maggiori rispetto a quel che realmente merita, considerandolo come una zona di scontro tra la Russia e l’occidente’.

“Continuiamo a rispettare l’integrita territoriale ucraina entro i confine determinatisi dopo il referendum di Crimea e la relativa unione della penisola alla Federazione Russa”, - ha dichiarato Lavrov.

Vittorio Nicola Rangeloni

DONi News Agency

Bollettino di Notizie DONi

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