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Nuova legge ucraina sulla reintegrazione del Donbass porta i primi frutti: in 7 giorni aperto il fuoco per 1196 volte contro la DNR

DONETSK, 26.02.2018 – Nel Donbass in seguito ad un paio di mesi relativamente tranquilli per quanto riguarda le attività belliche sulla linea del fronte, la situazione torna ad essere tesa e l’artiglieria torna ad essere impiegata con una frequenza preoccupante.

Il rappresentante della DNR nella JCCC (Centro congiunto per il controllo e il coordinamento del cessate il fuoco) Ruslan Yakubov ha reso noto che nella scorsa settimana le VSU* hanno sparato contro la Repubblica Popolare di Donetsk 1196 tra colpi di mortaio di calibro 82 e 120 mm, di artiglieria da 122mm, lanciagranate automatici e di armi da fuoco di differente calibro. Almeno 13 case abitate della DNR sono state colpite dal fuoco dei militari ucraini. Le zone maggiormente coinvolte dal fuoco ucraino sono la periferia di Donetsk e la zona industriale tra Avdeevka e Yasinovataya, Gorlovka e centri abitati limitrofi e Dokuchaevsk.

Il caso più grave in quanto a violazioni della tregua da parte dell’esercito si è registrato lo scorso venerdi quando un veicolo sanitario che stava evacuando un miliziano ferito nei pressi di Dokuchaevsk è stato bersagliato con colpi di mortaio da 120mm e da colpi di cannone anticarro teleguidati “Kornet”. In seguito a questo vero e proprio tiro a segno contro la croce rossa da parte ucraina, il soldato della DNR che stave venendo condotto in ospedale, insieme al medico al volante ed all’infermiere a bordo, sono rimasti uccisi. Lo stesso giorno dai media ucraini veniva raccontata l’ennesima “vittoria contro l’esercito russo”, pubblicando un video di questo agguato, omettendo il fatto che il target fosse un’ambulanza, raccontando invece di come i soldati di Kiev avessero colpito una grave minaccia consistente ad un veicolo corazzato da trasporto truppe (APC).

Oltre che sul piano militare, la scorsa settimana si è dimostrata calda anche a livello politico. La legge tanto discussa ed approvata da Kiev sulla reintegrazione del Donbass è stata promulgata dal presidente Petro Poroshenko ed entrata in vigore il 24 febbraio. Con questo atto sostanzialmente Kiev legalizza, a distanza di 4 anni, l’intervento delle truppe militari in Donbass, ampliando giuridicamente i loro poteri, oltre a riconoscere ufficialmente la Russia come paese aggressore. Anche la famosa “ATO”, ossia l’Operazione Anti Terrorismo introdotta è stata abbandonata, in favore di un altro format militare, che concede a sua volta maggiori poteri alle Forze Armate d’Ucraina.

Il tutto conferma per l’ennesima volta lo scarso interesse da parte ucraina in una risoluzione pacifica del conflitto.

A far da eco a molti esponenti ucraini che recentemente si sono espressi sulla necessità di intervento di truppe dell’ONU in Donbass, il viceministro d’Ucraina per le questioni sui “territori temporaneamente occupati” Yurij Grymchak ha affermato che esistono tre strade per risolvere la crisi: la via militare; il formato Croato e la via diplomatica.

“Lo scenario militare non è possibile in quanto la Russia è un avversario troppo forte. Mentre quello croato (scenario, n.d.r.) quando la Russia ritirerà le sue truppe garantendo di non interferire più, è la cosa più accettabile. Per questo nei territori occupati devono entrare le truppe della missione di pace e diplomaticamente ripristinarvi la loro sovranità”, - ha spiegato il viceministro.

In poche parole, l’Ucraina vorrebbe che le truppe dell’ONU facessero il lavoro sporco per loro, in violazione degli accordi di Minsk che prevederebbero dei compromessi, come ad esempio la concessione da parte di Kiev di larghe autonomie alle regioni di Lugansk e Donetsk. Condizioni che l’Ucraina, nonostante la firma del trattato, non ha mai preso in seria considerazione.

Vittorio Nicola Rangeloni

DONi News Agency

*VSU (Vooruzhonnye Sily Ukrainy), Forze Armate d'Ucraina

**SBU (Sluzhba Bezpeky Ukrayiny), Servizi di Sicurezza d'Ucraina

***ATO, Operazione Anti Terrorismo

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